Vietato salire sull’ottovolante?

Apprendo dal Tg nazionale che dieci ragazzi down, di età compresa tra i 18 e 30 anni, sono stati “umiliati” dalla Direzione del Parco Divertimenti Gardaland. In pratica, all’ ingresso della struttura, è stata loro consegnata una mappa, nella quale venivano indicate le giostre a loro vietate in quanto persone “disabili”.
Con meraviglia degli interessati e della loro accompagnatrice si sono visti negare l’accesso a quasi tutte le giostre ad eccezione di una innocua giostra per bambini.
La Direzione del Parco ha definito tali giostre “adrenaliniche” e quindi non omologate, dalla ditta costruttrice, alla fruizione di persone con disabilità mentali e psichiche. Tali omologazioni sono determinate da norme internazionali e prendono in considerazione anche altri fattori di rischio per i quali l’accesso a queste giostre è vietato anche ad altre “categorie” di persone (cardiopatici, persone più alte della media,ecc..)
Insomma si è creato un caso…si è gridato allo scandalo.
Diverse associazioni hanno contestato l’operato della Direzione di Gardaland, puntualizzando che il Down non soffre di una disabilità psichica, ma intellettiva.
Dal canto suo la Direzione applica con estrema serietà il regolamento imposto dai costruttori delle giostre in materia di sicurezza.
Le opinioni che circolano sono discordanti.
E’ giusto che il Down abbia le sue occasioni, nei limiti della sicurezza, per provare emozioni e sensazioni che certe giostre o certi sport possono dare.
E’ giusto che una Azienda che crea divertimento con giostre non proprio “rilassanti” tuteli la sicurezza dei suoi fruitori e la propria.
E allora mi chiedo chi ha ragione? Chi ha torto?
Come spesso succede la ragione sta nel mezzo! Hanno ragione entrambi, poichè il fine (anche se discordante) è giusto.
Và trovata una via comune che permetta il divertimento del primo e sollevi da alcune responsabilità l’altro.
Si potrebbe, ad esempio, responsabilizzare l’eventuale accompagnatore.
L’ accompagnatore dovrebbe avere gli elementi per valutare simili situazioni sulla base della conoscenza personale degli accompagnati.
In questo, le associazioni dovrebbero avere un ruolo principale anche nella formazione di questa figura.
Chissà che poi si possa fare un giro a Gardaland?

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